RAY

Con RAY, il progetto sulla fotografia in corso da aprile a ottobre, Francoforte può considerarsi la capitale europea della fotografia. Sino all’8 luglio si tiene all’MMK, il museo per l’arte moderna, e in altre sedi, Making History, e sino al prossimo gennaio si può visitare Fotografie Total dalla collezione del museo mentre lo Städel Museum presenta sino al 23 settembre Painting in Photography. Strategies of Appropriation. Occasioni per mostrare l’immenso patrimonio di acquisizioni che musei e banche tedesche hanno con lungimiranza collezionato e che permettono di conoscere la fotografia nella sua evoluzione storica, dal rapporto con la pittura ai  più recenti sviluppi come medium protagonista della nuova cultura dell’immagine.

Il rapporto tra pittura e fotografia è da sempre controverso. La pittura ha fatto pagare alla fotografia il furto dell’esclusiva di riprodurre la realtà e ci è voluto più di un secolo per riconoscere a quest’ultima la dignità di pratica artistica. Superati sensi di colpa determinati dalla supposta prevalenza tecnica rispetto al fare creativo, accantonate oziose riflessioni sulla specificità o meno del linguaggio fotografico, la fotografia si sta prendendo una grande rivincita. Pur essendo stata sdoganata come arte (soprattutto grazie al mercato) sembrava essere destinata a divenire un mezzo “classico”, un po’ datato, nel fervore dello sviluppo delle nuove tecnologie della visione. Digitale, connessioni, uso diffuso dell’immagine, possibilità infinite di duplicazione e conseguente perdita di specificità sembravano doverla relegare a parente povera sia della arte, pittorica e concettuale, che a un’esclusa dall’universo virtuale. Al contrario per la fotografia si sono aperti nuovi scenari. Questo percorso, che parte dal rapporto tra pittura e fotografia con le reciproche influenze, viene analizzato in Painting in Photography. Strategies of Appropriation, curata da Martin Engler e Carolin Köchling, che presenta allo Städel una sessantina di lavori di artisti storici come László Moholy-Nagy, di sperimentatori come Otto Steinert e maestri della ricerca contemporanea come Hiroshi Sugimoto, Wolfgang Tillmans, Luigi Ghirri,Thomas Ruff e Jeff Wall. Nella serie “Seascapes” Hiroshi Sugimoto utilizza i tempi di esposizione per creare opere che trascendono la realtà raffigurata. Vi sono gli artisti che si rifanno dichiaratamente alla storia della pittura come Jeff Wall che “ricostruisce” rendendolo contemporaneo Un Bar aux Folies-Bergère di Édouard Manet o come Luigi Ghirri con un omaggio a Morandi. Un altro approccio è quello di chi interviene con la pittura sulla fotografia. Altri, più radicali, in piena temperie postmoderrna, come Sherrie Levine e Louise Lawler esponenti della Appropriation Art, utilizzano, fotografandole, opere della storia dell’arte.

Un’altra tappa nel nostro percorso è all’MKK per Fotografie Total con la quale si coglie l’occasione per esporre parte di una collezione che comprende oltre 2 600 lavori. La collettiva verte su due filoni. Da un lato vengono presentati artisti concettuali e attenti alle ultime ricerche come Jeff Wall, Thomas Ruff, Wolfgang Tillmans e Thomas Demand, dall’altro esponenti del fotogiornalismo di inchiesta e di denuncia come Paul Almasy, Barbara Klemm and Anja Niedringhaus.

 

La terza tappa è Making History. La rassegna, che presenta foto ma anche video e installazioni di 38 artisti, si divide in tre sezioni. Particolarmente attuali là dove si riesce a mettere in evidenza le molteplici commistioni espressive di linguaggi e di media usati. Al Frankfurter Kunstverein si analizza il ruolo del fotogiornalismo e il rapporto tra media e arte. David Lachapelle, in Rape of Africa,  interpreta il tema della violenza letta attraverso il glamour. Robert Boyd nel video Xanadu trasferisce in un ambiente da discoteca una realtà fatta di guerra e proclami di leader. Martha Rosler, storica esponente della sperimentazione, sovrappone le immagini di guerra con quelle del consumismo. All’MMK Zollamt il tema sono i costumi sociali e la pubblicità con la presenza anche di Armin Linke con un’installazione multimediale basata sulle foto dei paparazzi, e di Oliviero Toscani. All’MMK, il museo d’arte moderna, si affronta il rapporto tra immagine fotografica e la definizione e creazione della Storia. Immagini di conflitti, dalla seconda guerra mondiale al Muro di Berlino, dai conflitti tribali alle depressioni economiche, visti con l’occhio fotografico che supera il momento del reale o dalla creatività dell’artista.

Il percorso della fotografia dunque non è finito. Più viva che mai, si appresta alla sfida delle nuove tecnologie, divenendo non solo testimonianza della realtà o strumento di creatività, ma assumendo nell’universo della comunicazione globale, un ruolo del tutto inusitato: intervenendo nella realtà quotidiana con i milioni di scatti dei nostri cellulari, modificando la Storia come stanno a dimostrare le immagini del dissenso e delle insurrezioni arabe.

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